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lunedì 27 maggio 2013

Kootenichela deppi, un artropode hollywoodiano.

Scusate miei cari lettori che aspettavate un’altra puntata de “I predatori della preistoria” ma se permettete vorrei parlare di qualcosa di molto, molto più interessante (ovviamente dal mio punto di vista).
E poche cose mi interessano più dei fossili del Cambriano (solo gli “agnati”, direi).
David Leeg, ricercatore all’Imperial College di Londra, descrive i resti di Kootenichela deppi, un nuovo artropode proveniente dai famosi depositi cambriani della British Columbia, in Canada, e più precisamente dalla Stephen Formation, nel Kootenay National Park.
Il nome della specie,  K. deppi, è in onore di…Johnny Deep, proprio lui. 
E per quale motivo?  
Semplice, basta guardare le chele di Kootenichela, letteralmente “Chela di Kootenay”, per capire il motivo di questa scelta. 
Le chele, come espressamente dichiarato dall’autore, ricordano le forbicione di Edward Mani di Forbici, celebre personaggio interpretato dal magistrale attore statunitense.


Ma a parte questi aneddoti da gossip, c’è molto di più in Kootenichela che un paio di appendici bizzarre.
Questo piccolo artropode, lungo all’incirca 4 centimetri (non così piccolo per il suo “mondo”), è noto grazie a circa 5 esemplari conservati più o meno bene, alcuni come resti isolati di chele, altri come individui interi e articolati.
Il corpo, di forma allungata, presenta alcuni tratti tipici dei primi artropodi, come un tronco non differenziato (per intenderci, non come quello degli insetti), appendici poco sclerotizzate e occhi semplici.
Il tronco presenta all’incirca 29 segmenti, ognuno dei quali provvisto di un paio di appendici per la deambulazione. Ogni appendice è biramata, con un ramo interno (endopodio) allungato e un ramo esterno (esopodio) subtriangolare.  Ad un occhiata generale, il corpo ricorda quello di un millepiedi o di gambero.
Sulla parte cefalica, munita di due grossi occhi formati da tante lenti separate (come  negli occhi degli insetti) sono situate due appendici allungate, forse rappresentanti le antenne, e due grosse appendici bipartite, muniti di tre grossi spuntoni appunti, a costituire la parte terminale della chela.


A cosa servissero queste pinze resta ancora un mistero, probabilmente Kootenichela le usava per raccogliere il cibo, come fanno oggi gamberi e altri artropodi acquatici.

Circa 525 milioni di anni fa, il Canada era situato molto più vicino all’equatore e in queste zone si estendeva un mare molto basso, in cui pullulavano un’infinità di forme di vita, conosciute soprattutto per il vicino sito di Burges Shales, da cui provengono celebri fossili degli abitanti del Cambriano.
Kootenichela viveva in questo mare basso, caldo, probabilmente in’un ambiente di barriera, abitatato da spugne e altri organismi costruttori, scandagliando il fondo alla ricerca di prede o di resti di animali morti, che afferrava con le utili chele.

Per quanto riguarda la posizione di questo animale all’interno dell’albero filogentico degli artropodi, l’analisi di Legg pone Kootenichela all’interno di Megacheira.
Esso comprende un buon numero di artropodi cambriani caratterizzati dal possesso di appendice non ambulacrali molto sviluppate, come appunto in Kootenichela.

La posizione Megacheira, la cui natura è però probabilmente parafiletica, è ancora dubbia, ma nell’analisi di Legg esso cade vicino a Euarthropoda, gruppo contenente tutti gli artropodi tranne i tardigradi e gli onicofori. Dunque, i megacheiri sarebbero i parenti più prossimi del gruppo contenente la maggior parte degli artropodi attuali.

Più nello specifico, Kootenichela cade vicino a generi come Worthenella (dalla Burgess Shale Formation) e Pseudoiulia (da Chengjiang), andando a costituire Kootenichelidae, un peculiare gruppo caratterizzato da un corpo allungato, multisegmentato, e da un esopodio subtriangolare.

Grazie alla scoperta di Kootenichela e al bel lavoro di David Legg, un altro pezzo si è aggiunto all’ancora per gran parte ingoto puzzle dell’evoluzione della vita sulla Terra. Decisamente il più strambo e magnifico puzzle mai fatto.

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 Bibliografia:

- David Legg. 2013
Multi-Segmented Arthropods from the Middle Cambrian of British Columbia (Canada).  
Journal of Paleontology 3: 493-501.

4 commenti:

Fabrizio Mihael Lavezzi ha detto...

Bravo! bell'articolo, semplice nellla parte iniziale, il che ti aiuta a leggerlo scorrevolmente e scientifico nella parte finale, per chi mastica bene il gergo paleontologico! Complimenti =)

Robo ha detto...

Ciao Marco, ti linko questa pagina web per chiederti per quale motivo l'animaletto che vi è descritto dia forza all'ipotesi che gli artropodi siano derivati da lobopodiani e se e possibile definire un livello di parentela tra il protagonista del tuo post e quello (Diania Cactiformis). Ciao
http://species.asu.edu/2012_species09

MarcoCasti ha detto...

Ciao Robo.
Dunque, non sono espertissimo del settore, e non ho problemi ad ammetterlo (ma, un consiglio, puoi sempre mandare una mail a Legg, a Liu o ad altri paleontologi più esperti di me nel settore, chiedere non costa nulla).
Quel che mi sento di dirti è questo:
Innanzi tutto, come per altri animali di cui spesos parlo nel blog, i fossili che abbiamo sono ancora decisamente troppo pochi, soprattutto perchè si tratta di animali a corpo molle (come lo era molto presumibilmente il primo panarthropode) e dunque più si va vicino all'ancestor, e meno possibilità si hanno di avere informazioni, per motifici tafonomici. Detto questo, l'analisi genomica sta aiutando molto, ma non basta, perchè, ovviamente, servono i fossili.

I lobopodiani contengono forme dalle morfologie anche molto diverse tra di loro (un opabinia è diversa da anaomalocaris, che è diversa da Diania, che è diversa da un onicoforo, etc..), dunque parlaimo di un gruppo che nel prossimo futuro potrebbe subire un forte stravolgimento filogenetico (con nuovi fossili), un pò come è risultato per Megacheira.
Kootenichelia ci dice che la forma base degli euartropodi ha determinate caratteristiche, presenti anche nei lobopodiani (NB segmentazione apendicolare), ma siamo ancora ben lontani dal capire la base. Di certo Kootenichela assomiglia abbastanza ad un dinocaride da farci pensare ad un collegamento significativo, e quindi anche ad un eventuale parentela con Diania.
Concludo con una proposta di ipotesi: Lobopodia, così come Megacheira, potrebbero essere due gradi, fittizi, racchiudenti in realtà vari stadi delle'evoluzione dei panartropodi. Le forme contenute in Lobopodia e Megachiera andrebbero posizionate su un albero in maniera tale che essi riflettano una transizione, un percorso di acquisizione di caratteri dalle forme più primitive (tardigradi?) fino agli euartropodi. Un pò come è successo per gli agnati: prima all'interno di Agnatha erano inclusi tutti i vertebrati senza mascelle, quasi fossero un gruppo a se stante, ora sappiamo che le varie forme rappresentano diversi stati di transizione nell'evolzuione dei vertebrati, dai più "semplici", con sole pinne caudali, ai più complessi, con pinne pari, aperture nasali pari, etc...

Spero di essermi spiegato.
Se non l'ho fatto, sgridami pure.

E se scrivi a chi ha più voce in capitolo di me, se poi puoi postare qui la risposta te ne sarei molto grato

Robo ha detto...

Sei stato chiaro. Mi rendevo conto mentre te la facevo che era una domanda la cui risposta era assolutamente difficoltosa, ma non ti nego che queste strane creature cambriane che sembrano esperimenti slegati da una logica ed appaiono totalmente diversi da ogni cosa che esiste oggi (almeno a livello grossolano e macroscopico) mi affascinano. Vedrò se riesco ad inviare una mail a chi mi hai indicato, superando la mia scarsa conoscenza dell'inglese e senza apparire eccessivamente stupido, sono solo un ex veterinario ex informatore del farmaco. Grazie della tua cortesia.