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Il dizionario di Paleostories: Taxon e Tassonomia

Due termini legati insieme, apparentemente semplici, ma che nascondono qualche insidia.

Un taxon è un gruppo di organismi a cui è stato o è possibile dare un nome. Un taxon (plurale taxa), può essere un gruppo di individui, un gruppo di specie, un gruppo di genere, un gruppo di altri taxa.
Homo sapiens è un taxon, così come lo è Homo, così come lo è Primates, Mammalia e Vertebrata. Importante dunque ricordarsi che un taxon è un qualsiasi gruppo a cui, a seconda del livello sistematico, è stato dato o può essere dato un nome.

Attenzione: essendo la caratteristica di un taxon quella di essere un gruppo di qualcosa, un gruppo creato da chi studia i taxa, un taxon è dunque un'ipotesi, che come tale può essere accettata, rifiutata, rivista, corretta.
Ad esempio, il gruppo dei pesci, in quanto nominabile (e nominato da Linneo) è un taxon, ma esso, secondo i principi dell'analisi cladistica, non è un gruppo naturale (monofiletico), e dunque in realtà non esiste, è solo un gruppo nominale. L'ipotesi che il taxon pesci sia un gruppo non artificiale è dunque rigettata, ma nonostante ciò è corretto dire che Pisces è un taxa.

La tassonomia è la scienza che comprende le teorie, le regola e le pratiche per descrivere, nominare e ordinare i taxa. Un taxon esiste se appunto viene formalmente descritto e nominato, secondo il Codice Internazionale di Nomenclatura (ne esiste uno per la botanica e uno per la zoologia). Negli ultimi tempi si sta assistendo ad alcuni dibattiti sulle regole di nomenclatura, visto che, secondo il codice ufficiale, non si può usare lo stesso nome all'interno dello stesso regno (es. due piante non possono avere lo stesso nome per il genere), ma si può all'interno di regni diversi (una pianta e un animale possono avere lo stesso nome), cosa che, a parer mio, non ha alcun senso.

Il dizionario di Paleostories: Omologia e Analogia

Oltre al Piccolo Atlante di Anatomia di Gnathostomata,  voglio iniziare un piccolo progetto che ho in mente da mesi, ossia creare un  dizionario di termini che possa aiutare me e voi a comprendere meglio la scienza dell'evoluzione e la paleontologia.
Proporrò due o più termini, correlati, contrari o sinonimi, che verranno poi inseriti nell'apposita pagina che ho creato. La trovate in alto, di fianco alla pagina "indice del blog".

Per cominciare, la più famosa (e forse più importante) delle coppie: Omologia e Analogia (Omoplasia)

Con il termine Omologia si intende una caratteristica condivisa da due taxa derivata da un comune antenato. Un esempio classico è la pinna di balena, l'ala di pipistrello, l'ala di un uccello e il nostro braccio. In tutti questi casi, l'arto è composto dalle stesse ossa, seppur modificate a seconda dei casi, che derivano dalla struttura base dell'arto superiore dei tetrapodi (omero- radio/ulna - polso - dita).
Dunque, importante tenere a mente che due strutture omologhe possono avere funzione e aspetto diverse (e.s pinna cetaceo/ala uccello), ma ciò che conta è che sono modificazioni adattative di una stessa struttura, che i due taxa hanno perchè di derivazione comune.

Due strutture sono invece analoghe quando, pur non essendo ereditata da un medesimo antenato comune, presenta una funzione simile e sono quindi simili nell'aspetto. Le ali di un uccello e le ali di una libellula sono entrambi caratteri legati al volo, ma non hanno alcuna storia comune. Sono perciò analoghi perchè simili per cause adattative, non evolutive. Il termine Analogia viene anche definito come Omoplasia, dal greco homo (simile) plassein (modellare), dunque si riferisce ad un fenomeno per cui due caratteri vengono "modellati", da processi evolutivi diversi e/o dallo stesso bisogno adattativo, tale che risultano simili nell'aspetto.

Attenzione però:  bisogna prestare molta cura a come si usano i termini, al contesto.
Se è pur vero che la pinna di un cetaceo, l'ala di un pipistello e l'ala di un uccello sono strutture omologhe, perchè derivano tutte dal medesimo modello di arto anteriore dei tetrapodi (omero-radio-ulna-polso-dita), è pur vero che, se contestualizziamo meglio, possiamo anche dire che l'ala di un pipistrello e quella di un uccello NON sono omologhe ma analoghe. 
In che senso? 
Pensateci bene. 
La forma di queste due strutture è modificata per la stessa funzione, volare. Tuttavia, l'antenato comune di uccelli e pipistrelli non aveva le ali, dunque in realtà i due tipi di ala non si sono originati da una medesima ala ancestrale comune. Sono le ossa che compongono le ali a essere omologhe, non le ali in se. Altrimenti, dovremmo concludere che gli uccelli e i pipistrelli sono più parenti tra loro che non i pipistrelli con i cetacei (entrambi mammiferi).

Un altro esempio del perchè è importante fare attenzione al contesto riguarda casi come l'assenza di un medesimo carattere, come può essere l'assenza di denti, la riduzione del numero delle dita, l'assenza di ali in alcuni gruppi di insetti. L'assenza di un carattere è spesso dovuta a convergenza evolutiva e può trarre in inganno e far vedere relazioni di parentela laddove non ci sono. 

Dunque, l'utilizzo di questi termini e la loro piena comprensione è fondamentale per capire il contesto evolutivo.

Piccolo Atlante di Anatomia di Gnathostomata: Introduzione

Come parte integrante del mio nuovo progetto di dottorato, sto approfondendo alcuni aspetti dell'anatomia (soprattutto craniale) dei vertebrati fossili, con lo scopo di indagare alcune questioni che riguardano la filogenesi e l'evoluzione di alcuni gruppi, in particolare stem gnathostomi paleozoici.

Nello studio dell'evoluzione delle strutture anatomiche di un gruppo di essere viventi, è molto importante conoscere non solo i dettagli, ma anche l'aspetto generale, il contesto ecologico e filogenetico, il confronto con le caratteristiche degli altri gruppi.
Perciò, ho pensato può essere utile utilizzare il blog per parlare un pò di quello che sto facendo, in modo che serva sia a me come modo per riepilogare e allenarmi con la scrittura, sia a qualche lettore appassionato di paleontologia e anatomia comparata, come spazio di approfondimento.

Ho deciso quindi di iniziare una nuova serie di post che tratteranno dell'anatomia, prima generica poi eventualmente più specifica, dell'anatomia degli gnathostomi, viventi e fossili.
L'ho voluto chiamare Piccolo Atlante di Antomia di Gnathostomata (PAAG) perchè vorrei che alla fine ne risultasse una sorta di piccolo vademecum di alcuni (principalmente scheletrici) aspetti della morfologia dei vertebrati.
Non tutti i vertebrati, ovviamente, non finirei più, ma in particolare degli gnathostomi non tetrapodi, principalmente fossili.

Ma in questo primo post, non voglio parlare della loro anatomia, bensì del perchè è importante studiarli.



Perchè gli squali, Latimeria e Ginkgo biloba NON sono fossili viventi.

Scrivo questo post così, di getto, perchè non ne posso più di queste affermazioni sui fossili viventi.
Sono ovunque, mai giustificate (o giustificate male) e figlie di una visione dell'evoluzione superficiale, spesso retrograda o molte volte condita con quel fastidioso sensazionalismo da testata giornalistica di serie B.

I protagonisti sono sempre loro: gli squali,  Latimeria e Gingko I fossili viventi.
Io questa espressione la vorrei abolire per sempre.
E in questo post, ripeto, scritto di getto, cercherò di far capire il perchè.

Punto Primo: cosa vuol dire fossile vivente? Se è un fossile non è vivente, giacchè i fossili sono, per definizione, resti pietrificati di organismi morti. 
Ma si dai, è un ossimoro (accostamento di due termini di senso opposto), mi dicono.
E dunque? allora siccome esistono gli ossimori, bisogna inventare espressioni senza senso. Va bè, tanto va di moda.

Parlando di cose più serie, provo a farvi capire perchè chiamare fossili viventi quei tre poveri disgraziati sopra nominati è sbagliato.

Il mito della conquista della terraferma Parte 5: le pinne di Tiktaalik e le prove evoluzionistiche

Chi legge questo blog da tempo, sa bene quanto l'evoluzione dei primi tetrapodi sia uno degli argomenti che più mi interessa.
Ne ho parlato spessissimo (vedere indice) e spero di aver mostrato come oggi, grazie alle prove fossili, sappiamo che l'origine delle caratteristiche che fanno di un tetrapode un tetrapode (quattro arti muniti di dita e connessi ad un cinto pelvico pienamente sviluppato, presenza del collo, assenza di opercolo, etc...) non è collegata ne al bisogno da parte di alcuni pesci di conquistare la terra ferma (giacchè si sono sviluppate in acqua) ne fanno parte di un passaggio così graduale come si è sempre narrato nel mito.

Un recente studio, basato su uno dei tetrapodomorfi più famosi degli ultimi anni, Tiktaalik rosae, fornisce un ulteriore spunto di analisi sulle prime fasi dell'evoluzione di questo gruppo.