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domenica 12 gennaio 2014

Cronaca di un paleoviaggio.

Dopo un periodo di latenza (mi scuso per la lunghezza dell'assenza), dovuto ad un cambio radicale della mia vita sia personale che lavorativa, Paleostories torna attivo e con nuova linfa. 
Per il primo post del nuovo anno,voglio farvi fare un viaggio in un posto meraviglioso, che vi lascerà a bocca aperta.
A dir la verità mi piacerebbe iniziare ad occuparmi di paleo-viaggi, raccontandovi ambienti ed ecosistemi del passato, in una sorta di documentario narrativo (ho una certa passione per la paleoecologia).
Vediamo come va, se arrivano feedback positivi potrei effettivamente pensarci. 
Pronti dunque per il primo viaggio.

Siamo arrivati, è mattina inoltrata e il sole è già alto nel cielo.
Il clima è caldo, molto caldo, ma quello che da abbastanza fastidio a chi non è abituato è l’umidità. Anche la percentuale di ossigeno è diversa da quella a cui siamo abituati, più alta, e questo ci da una strana sensazione. 
Un po’ intontiti dall’afa, ci incamminiamo.
Intorno a noi vediamo una foresta molto fitta, con grandi tronchi adornati da foglie lunghe e verdissime. Nei dintorni di questi tronchi, piante di varie grandezze in un intricato sottobosco. 
La foresta è dominata da strani alberi, alti circa una decina di metri, che presentano foglie solo alla loro sommità. Le foglie appaiono simili a quelle delle felci e sono portate a gruppi da lunghi rami pendenti. 
Si tratta della pianta Linopteris, del gruppo delle pteridospermatofite (Pteridospermatophyta), piante con i semi ma ancora di classificazione incerta, probabilmente appena più primitive delle odierne angiosperme e gimnosperme. 
Mentre camminiamo ne incontriamo tantissime, e sembra che esse rappresentino il taxon principale di quest’area della foresta. 
Intorno a noi l’atmosfera è tutt’altro che silenziosa: numerosi ronzii e crepitii solleticano le nostre orecchie, ma non riusciamo a vedere effettivamente nessun animale. 
Insieme alle Linopteris, altri grandi "alberi" attirano la nostra attenzione. Guardando bene notiamo una certa somiglianza con i nostri equiseti, anche se questi davanti a noi sono molto più grandi. Avvicinandoci, riconosciamo qualche specie: Calamites, Annularia, Asterophyllites, Calamostachys. Effettivamente, si tratta di equiseti ma di dimensioni gigantesche. La loro parvenza di alberi è data dal fatto che queste piante qui crescono anche oltre i 10 metri di altezza. 

Linopteris. Immagine da
http://www.jirisvoboda.wz.cz/stranky/domu.htm
Calamites. Immagine da http://unlobogris.deviantart.com/



Continuiamo a muoverci nella foresta, rompendo di tanto in tanto qualche rametto e inzuppandoci i piedi a causa delle numerose pozze che costellano il suolo.
Man mano che camminiamo, ci accorgiamo che il tipo di pianta dominante sta cambiando, forse per variazioni del terreno o della quantità di acqua.
Al posto delle pteridosperme e degli equiseti arborei vediamo ora “alberi” diversi da quelli precedenti, più alti e con radici più ampie. 

Sigillaria. Immagine da
http://unlobogris.deviantart.com/
Lepidodendron. Immagine da
http://unlobogris.deviantart.com/
Una pianta ci colpisce in particolare: il suo fusto è rugoso e con segni di cicatrici, le radici sono molto spesse e si estendono in orizzontale anche per molti decimetri rispetto alla base della pianta. La sommità presenta delle foglie lunghe e sottili, e a volte è biforcata, con due grossi rami su cui le foglie si dispongono a fiamma. Queste piante appartenegono al genere Sigillaria, che qui sembra abbastanza diffuso e forma un’associazione densa con altre piante simili. 
Siamo capitati infatti in una foresta di licopodi. Riconosciamo anche altri generi, come Lepidodendron e Asolanus, leggermente diversi per la forma delle foglie e per la disposizione delle fronde. 




Il caldo ci opprime, il paesaggio è splendido ma ci sentiamo a disagio. Ogni tanto, qualche insetto ci sfreccia davanti, ma è impossibile riconoscerlo. 
Un’ultima occhiata intorno per notare che tra le pteridosperme, gli equiseti e i licopodi crescono anche molte altre piante, muschi e felci in particolare. 
Alcuni di queste felci sono davvero enormi, come quelle del genere Mariopteris e Alepthopteris, alcuni esemplari superano in altezza anche i 15 metri. 
Ma, davvero, il clima è troppo per noi e con un forte ronzio nelle orecchie, la fronte madida di sudore e la vista appagata di questo meraviglioso paesaggio, decidiamo di tornare a casa. 

I lettori italiani non dovranno viaggiare molto, eravamo in Italia, solo un po’ indietro nel tempo. 
Nel prossimo post vedremo infatti come il paesaggio descritto in questo breve passo è frutto di studi scientifici basati su fossili realmente ritrovati in Italia. 
Benvenuti nel Carbonifero italiano.

5 commenti:

Robo ha detto...

Bentornato Marco. Interessante il fatto che l"arboreità" vegetale sembri (a me) essere una caratteristica comune delle associazioni ecologiche nei climax (magari con la giusta quantità di acqua disponibile), e ciò a prescindere dai cladi che le compongono. Oggo noi diamo per scontato che felci, equisetie licopodi siano piccoli, e invece ci hai mostrato che, in passato non era così, mentre magari le prime conifere erano piccole (ma qui sparo a caso). Immagino che, come per le palme attuali, essere arborei non significa essere alberi; é così? Ciao e grazie.

MarcoCasti ha detto...

Come albero si intende una pianta che è allo stato arboreo, ossia dotato di fusto molto alto con rami nella parte terminale su cui stanno le foglie.Non è una definizione che deriva dal gruppo di appartenenza: il nocciolo non è un albero ma un arbusto, mentre una sigillaria, nonostante sia un licopodio, è invece un albero :-)

Robo ha detto...

Mi sono spiegato male Marco. Taluni (non io, che di botanica so poco o nulla) non definiscono le palme come alberi, nonostante abbiano una dimensione "arborea", poichè non hanno cambio cribrovascolare, crescita secondaria (adattativa), né struttura legnosa. Inoltre definiscono il loro fusto non un tronco ma uno stipite colonnare. Mi chiedo se tale differenza strutturale possa essere evinta dalla fossilizzazione. Ciao.

MarcoCasti ha detto...

La crescita secondaria e il cambio cribrovascolare sono caratteristica comune delle angiosperme e delle gimnosperme legnose. Le palme, essendo monocotiledoni, hanno un portamento arboreo che differisce dagli altri alberi dal punto di vista della fisiologia e della costituzione interna. Ma si dice piante "a portamento arboreo", quindi quello che conta è come sono fatte fuori. Il nocciolo ha portamento arbustivo (dunque, non è un albero) eppure ha tronco legnoso e crescita secondaria.

Si, si può evincere la conformazione/presenza di xilema e fluema anche nella fossilizzazione (ovviamente dipende da come e cosa si fossilizza, meglio se un tronco in sezione), ma questa è un indicazione utile per la filogenesi della pianta, non per il suo portamento e il suo "ruolo ecologico"

Robo ha detto...

Ok, chiaro. Grazie