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giovedì 23 gennaio 2014

C'era una volta in Italia: il Carbonifero Sardo

Nel precedente post vi avevo parlato dei bellissimi fossili di vegetali del Carbonifero trovati in Val Sanagra. Avevamo visto come questa parte d'Italia era abitata da un gran numero di specie di piante, appartenenti a diversi gruppi sistematici, e che già in quel periodo era presente una certa varietà, anche dal punto di vista degli habitat e delle associazioni vegetazionali.
Il Carbonifero però, oltre che essere ricordato come uno dei periodi più floridi per quanto riguarda il regno vegetale, è molto più famoso, soprattutto al grande pubblico, per essere stato abitato da artropodi di dimensioni ben superiori rispetto a quelle a cui siamo abituati oggi.
I due taxa più famosi sono senza dubbio la grande libellula Meganeura, con apertura alare fino a 65 centimetri, e il miriapode Arthropleura, che con i suoi 2 metri di lunghezza (in alcuni esemplari) risulta essere l'invertebrato terrestre più grande di cui si conosce per ora esistenza.
E, ebbene si, sto per raccontarvi come anche in Italia sono stati trovati i resti di una di queste due star del Carbonifero.















Meganeura (alto) e Arthropleura (destra)



In altre occasioni abbiamo visto come vari affioramenti di rocce risalenti al Paleozoico siano presenti in Sardegna, una regione che, secondo me, è fin troppo poco famosa dal punto di vista paleontologico di quanto in realtà meriterebbe (basta sponsorizzare sempre e solo il mare!!!).
Qui sono presenti anche alcuni strati risalenti al Carbonifero e lo studio di queste rocce e del loro contenuto, intrapreso già più di 100 anni fa (Gambera, 1897) e tutt'ora in corso, ha rivelato la presenza di un buon numero di fossili sia di vegetali che animali, fornendo importanti indicazioni su com'era questa zona nel Carbonifero.
In particolare, la zona più studiata si trova nell'Iglesiente, nella parte Sud-Ovest della Sardegna, più precisamente nella Valle Cabitza.
Gli strati studiati appartengono alla Formazione di San Giorgio, potente fino a 40 metri. Dall'analisi di palinomorfi questa formazione è datata a circa 290 - 304 milioni di anni fa, ossia al Carbonifero superiore.

Posizione della Formazione di San Giorgio. Da Seller & Pillola, 2009
Nel Carbonifero, questa zona era una grande pianura alluvionale, con clima caldo e umido, ricoperta da una fitta e rigogliosa foresta.
Dal punto di vista della vegetazione, i taxa di questa zona non differiscono molto rispetto a quelli presenti in Val Sanagra: anche qui abbiamo le diffusissime Calamites e Annularia, a rappresentare il gruppo degli equiseti arborei, così come Sphenopteris e altre felci. E' inoltre di grande interesse la presenza di gymnosperme come Cordaites.

I veri protagonisti di questo sito sono però gli animali.
Da qui provengono infatti i resti dell'aracnide Anthrcomartus voelkelianus (Selden & Pillola, 2009), il più antico aracnide conosciuto in Italia, e di altre artropodi, tra cui blattoidei, isopodi e, udite udite, Arthropleura (orme).
Molto importante anche il ritrovamento di orme di tetrapodi (Fondi, 1980; Pillola et al., 2004), probabilmente riferibili a microsauri, "anfibi" acquatici, assimilabili come stile di vita agli odierni tritoni.

Foto dell'esemplare di Anthrcomartus voelkelianus. Da Selden & Pillola, 2009

Grazie ai reperti provenienti dalla Sardegna, oggi siamo in grado di ricostruire (come al solito, parzialmente), l'ambiente di questa zona nel Carbonifero, e i diversi tipi ecologici di animali rinvenuti (arachnidi predatori, miriapodi erbivori, anfibi acquatici, etc.) permettono di identificare l'esistenza di un ecosistema complesso e ben strutturato.

Se volete vedere i fossili e andare in Sardegna per un motivo diverso dal solito, inflazionato, bagno al mare, potete andare al Museo di Carbonia e al Museo di Geologia e Paleontologia del Dipartimento di Scienze della Terra di Cagliari.
Il nostro taccuino di paleo-mete per le prossime vacanze si arricchisce, e le sorprese non sono ancora finite (siamo appena alla fine del Paleozoico!).

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Bibliografia:

- Fondi R. 1980.
Orme di microsauri nel Carbonifero superiore della Sardegna.  
Memorie della Società Geologica Italiana 20: 347-356.

- Gambera V. 1897
Sulla scoperta di nuove zone di Carbonifero e sulla stratigrafia dell’Iglesiente. Cagliari, 5 pp.

- Pillola G.L., Petti F.M., Sacchi E., Piras S., Zoboli D., Nicosia U. 2004
Tetrapod footprints and associated biota: new evidences from the Upper Carboniferous of SW Sardinia (Italy).
Geological Society of America, Abstracts 36, 4: 8

- Selden P., Pillola G.L. 2009.
A trigonotarbid arachnid from the Upper Carboniferous of the San Giorgio Basin, Sardinia.  
Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia 115: 269-274.

10 commenti:

MarcoCasti ha detto...

oh, meno male che ogni tanto qualcuno mette non apprezzato (ho modificato apposta le opzione di blogger, dove per default si possono votare solo commenti positivi). I commenti negativi aiutano a migliorare. Posso sapere da chi ha messo "non apprezzato" il perchè? Mi interessa, davvero...

Anonimo ha detto...

Bella! Fantastic Meganeura! Greetings from Poland! :)

MarcoCasti ha detto...

Actually, we don't have meganeura in Italy :-)

Anonimo ha detto...

sono stati rinvenuti fossili di pesci, anfibi o rettli del carbonifero in Italia

Anonimo ha detto...

scusate, ho dimenticato il punto di domanda

MarcoCasti ha detto...

Sono state trovate impronte di Microsauri (quindi, "anfibi") in sardegna e microresti di "pesci" in carnia, sulle alpi (cerca Randon et al., 2007 per esempio) identificabili come condritti, placodermi e osteitti. Ma comunque nessun macroresto tale da poter descrivere in dettaglio un nuovo taxon o identificare i resti a livello generico/specifico

Anonimo ha detto...

grazie per la risposta, riguardo invece al fossile in studio menzionato nel post sul devoniano c'è qualche sviluppo?

MarcoCasti ha detto...

Si e no. Nel senso, si tratta di un paio di pezzi interessanti, appartenenti molto probabilmente a gruppi (placodermi, acantodi o osteitti basali) mai descritti prima per quanto riguarda macroresti devoniani italiani. Però necessitano di preparazione (uno è ancora nella matrice e c'è poco di esposto) e dunque di qualcuno che lo prepari bene per lo studio. Io ora lavoro all'estero quindi non posso fisicamente occuparmene, ma c'è tempo, i fossili non scappano ;-)

Danilo Graffeo ha detto...

Ciao Marco . In che cosa consistono i reperti riferiti ad Arthropleura ritrovati in Sardegna ?

MarcoCasti ha detto...

Ad impronte. Le tracce di myriapodi sono abbastanza ben distinguibili, però si tratta sempre di impronte, quindi, massima cautela.