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giovedì 18 aprile 2013

C'era una volta in Italia: nenia silurica

C'è un qualcosa di misterioso nel Siluriano.
Questo periodo, infilato tra un grande evento di estinzione di massa e uno dei più floridi periodi del Paleozoico (il Devoniano), viene sistematicamente snobbato dalla divulgazione scientifica popolare, come se nel Siluriano non fosse successo niente..
E' vero, guardando a livello globale gli affioramenti siluriani non sono così comuni come quelli di altri periodi, soprattutto per quanto riguarda alcuni ambienti (ad esempio i depositi marginali costieri o estuarini), anche se abbiamo zone in cui esso affiora con grande estensione (ad esempio in Gran Bretagna). 
Se poi consideriamo che il Siluriano è durato solo 20 milioni di anni circa (fino al Cenozoico, nessun periodo dura così poco), la faccenda si fa molto triste.
Eppure nel Siluriano sono successe tante cose, le prime piante terrestri hanno cominciato timidamente ad espandersi, gli artropodi hanno colonizzato la terraferma, vari gruppi di vertebrati hanno subito un momento di radiazione significativo.
Ma tutto questo sembra non bastare per far avere al Siluriano lo spazio che si merita nella letteratura popolare...

Disegno di una possibile scena di vita in un mare del siluriano. Da http://www.karencarr.com
Questa premessa/lamento introduce il tema del post di oggi, che, riprendendo la serie iniziata tre post fa, introduce alcuni dei più importanti siti paleontologici italiani.
Esatto, sto dicendo che, nonostante tutto, anche in Italia abbiamo un pò (giusto un pò) di Siluriano.

Tempo fa abbiamo visto che in Italia, buone successioni ordoviciane, il periodo precendente al Siluriano, affiorano in Sardegna e in Carnia.
E ovviamente è li che dobbiamo andare per ritrovare anche il Siluriano (oltre ad una piccola zona nel peloritano e in calabria).

Alla fine dell'Ordoviciano, la Sardegna si trovava nuovamente in ambiente di mare aperto e relativamente profondo. Questo a seguito di un fenomeno di trasgressione marina dovuto allo scioglimento dei ghiacci formatisi durante il periodo Hirnantiano (e che contribuirono all'estinzione al limite O/S), e alla subsidenza della crosta terrestre a causa di fenomeni tettonici.
Nel Siluriano, dunque, in Sardegna si depositarono sedimenti di tipo calcareo, di granulometria sabbiosa o argillosa, di ambiente pelagico.
Oggi essi affiorano in forma di argilloscisti carboniosi e di metacalcari nodulari nella zona del Fluminese, nel Sulcis, nel Gerrei e con estensione minore in altre aree (Barca e Spano, 2008).
Alcuni di questi depositi, affiorano in continuità con gli strati ordoviciani che abbiamo visto la volta scorsa, così che si può seguire un pò l'evoluzione degli abitanti del paleozoico sardo.
Ad esempio, si trovano ancora numerosi resti di cistoidi (molto comuni nell'Ordoviciano carnico), crinidi, coralli, antozoi e trilobiti, i tipici abitanti delle barriere del primo Paleozoico. Abbondanti i brachipodi, soprattutto con il genere Cardiola e Slava, e i cefalopodi, come Columenoceras.
Cardiola sp. Foto da www.minerals-fossil.cz
Ma gli organismi più caratteristici sono senza dubbio i graptoliti, vero simbolo del Siluriano sardo.
Per molto tempo questi organismi sono rimasti un mistero, in quanto rinvenuti per lo più sotto forma film organici o tracce, tanto che è facile conforderli per resti di piante o concrezioni (il buon Linneo li classificò inizialmente come "resti che sembrano fossili, piuttosto che rappresentanti veri e propri fossili").
Oggi sappiamo che i graptoliti erano animali  che vivevano in colonie formate da uno o più rami centrali calcificati e da varie teche chitinose attaccate ad esso, da cui si protendevano vari filamenti, in una forma simile a quella di molti animali coloniali attuali. La forma e la disposizione delle teche e dei rami è molto importante per la classificazione dei vari taxa.
Alcune forme erano planctoniche, fluttuanti, altre invece ancorati al substrato, altre attaccati ad altri animali, sia sessili che mobili (ad esempio, vi sono fossili di graptoliti attaccati a cistoidi o ad alghe fluttuanti). Essi comparvero nel Cambriano, e si estinsero alla'inizio del Carbonifero.
Alcuni studi (Fortey, 1998) hanno evidenziato come i graptoliti (Graptolithina) possano essere considerati membri di Hemicordata, un gruppo di animali deuterostomi vicini ai cordati. Oggi esistono due gruppi ben conosciuti, Enteroptneusta, dal corpo vermiforme, e Pteridobranchia, che comprende sessili e dall'aspetto simile in qualche modo ai graptoliti.
Addirittura, un recente studio suggerisce che gli pteridobranchi potrebbero essere un gruppo superstite interno a Graptolithina (Mitchell et al., 2012).
Potrebbe sembrarvi strano, ma a quanto pare i graptoliti non sono poi così lontani, dal punto di vista filogenetico, a noi vertebrati.
Pteridobranchio antartico attuale. Foto da http://www.iwu.edu
Fossile di Monograptus, dal siluriano della Sardegna.

In Sardegna si trovano soprattutto graptolotidi monograptidi, con una solo ramo, a volte dritto a volte più o meno incurvato, soprattuto del genere Monograptus.

In Carnia, successioni siluriane affiorano in numerose aeree, tra cui il Monte Zermula, il Monte Cocco e al Lago Volaia (Dalla Vecchia, 2008).
Anche qui troviamo depositi marini di mare aperto, con argilliti nere e calcari neri o rossastri e le tipiche faune siluriane, con brachiopodi, cefalopodi (tra cui il famoso Orthoceras, dalla lunga conchiglia a cono), cistoidi, graptoliti, coralli, etc.
Molto abbondanti i conodonti, un gruppo di cordati (forse vertebrati) che abbiamo incontrato nello scorso post. In tutto si trovano circa una quarantina di specie, soprattutto nei "calcari ad Orthoceras" e nella zona vicino a Creta di Collinetta.
I conodonti, insieme ai graptoliti, rappresentano un gruppo fondamentale per la stratigrafia del Siluriano.
Distribuzione dei continenti alla fine dell'Ordoviciano circa 450 milioni di anni fa
Nel mondo, il Siluriano è famoso per i numerosi movimenti tettonici: nel corso del Siluriano, varie masse continentali a nord di Gondwana, ossia Laurentia,  Baltica e Avalonia, si avvicinarono fino a collidere tra di loro, formando il continente di Laurussia (o Laurasia). A causa di questi scontri avviene quel fenomeno chiamato "Orogenesi Caledoniana" che farà innalzare numerosi rilievi montuosi, oggi visibili soprattutto nell'Europa settentrionale.

Tuttavia, le nostre terre non furono particolarmente colpite dal fenomeno, se non in maniera marginale e oggi i segni di questo importante avvenimento geologico non sono così evidenti.

Distribuzione dei continenti del Siluriano medio, circa 430 milioni di anni fa.
Dunque, ora che abbiamo visto dove sono e cosa contengono e visto che arriva la bella stagione, perchè non fare un giro a vedere i nostri affioramenti siluriani? Perchè lasciare solo questo povero periodo geologico, così trascurato e poco noto, a dispetto della sua importanza bio - geologica?

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Bibliografia:

- S. Barca & C. Spano 2008
Rocce e Fossili raccontano la Sardegna, CEUC, Cagliari


- Dalla Vecchia F. 2008
Vertebrati Fossili del Friuli. Ed. Museo Friulano di Storia Naturale, Udine

-Fortey R. A. 1998.  
Life: a natural history of the first four billion years of life on earth. New York: Alfred A. Knopf. 

- Mitchell C. E.; Melchin M. J.; Cameron C. B.; Maletz J. R. 2012
Phylogenetic analysis reveals that Rhabdopleura is an extant graptolite.  
Lethaia:  doi:10.1111/j.1502-3931.2012.00319.x

1 commento:

Davide Quetti ha detto...

Purtroppo, la fama spetta solo a Dinosauri e Mammiferi dell'Era Glaciale (soprattutto Mammuth e Tigri dai Denti a Sciabola).