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lunedì 4 febbraio 2013

C'era una volta in Italia: l'Ordoviciano della Carnia


Chi legge assiduamente questo blog, avrà capito che l’Ordoviciano è sicuramente il mio periodo geologico preferito.
Durante questa fase della storia della Terra, si sono verificati importantissimi avvenimenti a livello biologico, come la G.O.B.E., la radiazione di molti gruppi di vertebrati marini, e infine una delle più grandi estinzioni di massa che il nostro pianeta ricordi.
Fin’ora, quando abbiamo parlato delle faune ordoviciane, abbiamo sempre guardato in zone del mondo lontane dal mio paese, l’Italia. Abbiamo in particolare visto i bellissimi arandaspidi del Gondwana, gli astraspidi americani, i più cosmopoliti heterostraci, e altri gruppi.
L’Italia, ahimé, almeno fin ora non ha restituito alcun resto, neppure frammentato, di un qualche vertebrato ordoviciano (se si escludono i conodonti, la cui identità sistematica è ancora tutta da verificare). Ma, ciò non significa che anche nel nostro bel paese non vi siano affioramenti che possono raccontarci la storia dell’Italia durante l’Ordoviciano.
Come sempre quando si va molto indietro nel tempo, ciò che sappiamo di questo periodo, almeno riguardante la nostra storia, è un qualcosa di molto frammentato.
I siti ordoviciani italiani sono pochi, ma non per questo poco interessanti.
Esso affiora con buona estensione in due zone oggi piuttosto diverse tra loro, a livello paesaggistico: nelle maestose montagne del Friuli, e nei brulli rilievi della Sardegna.
Della Sardegna abbiamo già parlato precedentemente, essendo essa l’unica zona d’Italia in cui sono state studiate rocce pre-ordoviciane (Precambriano e Cambriano), dunque, questa volta ci concentreremo maggiormente sul Friuli.

 In Friuli, precisamente in quella parte di territorio che prende il nome di Carnia (e da cui deriva il nome del Carnico, il primo piano del Triassico superiore), sono presenti depositi risalenti all’Ordoviciano superiore. Ci troviamo nella Alpi Carniche, situate nella porzione occidentale del Friuli, al confine con il Veneto e l’Austria. 
Le rocce friulane ordoviciane si identificano come arenarie, calcari e siltiti di colore ocra, con struttura a volte reticolata. Esse affiorano principalmente sul versante meridionale del Monte Zermula, sul Monte Pizzul, dei pressi del Passo di Volaia (al confine tra Italia e Austria), vicino a Casera Valbertad e Melledis, e nei dintorni di Malborghetto – Valbruzza (Dalla Vecchia, 2008). 
Molto importante è la Formazione di Uqua, nei pressi dell’omonimo corso d’acqua, risalente all’Ordoviciano superiore (Caradociano), circa 450 milioni di anni fa. 
La piccola Formazione di Wolayer, in cui sono comuni i conodonti, chiude stratigraficamente l’Ordoviciano friulano
  
Tornando  indietro nel tempo, ci saremmo trovati davanti una zona di mare basso, con fondale sabbioso e non troppo movimentato. Qui, vivevano una grande quantità di organismi, principalmente bentonici, alcuni dei quali sono arrivati fino a noi, attraverso resti fossili.

Un paesaggio marino attuale, ma che rende abbastanza bene l'idea di come poteva essere la zona della Carnia nell'Ordoviciano superiore

In questi affioramenti sono presenti soprattutto resti di invertebrati, alcuni dei quali piuttosto interessanti, che ci consentono di conoscere alcuni degli abitanti dell’Italia ordoviciana.

Caryocrinites, un cistoide americano.
Un gruppo particolare è quello dei cistodi, bizzarri echinodermi lontanamente simili ai crinoidi: essi erano formati da una peduncolo lungo e circolare in sezione, con cui si ancoravano al substrato, e da un corpo ovoidale ( a differenza dei crinoidi che hanno invece una parte apicale a forma meno arrotondata) su cui si apriva una bocca contornata da piccoli tentacoli. I cistoidi erano probabilmente filtratori e fanno parte di quella tipica fauna paleozoica che si sviluppa e radia in questo periodo. Essi si estingueranno alla fine del Permiano, come gran parte degli animali simbolo del paleozoico.

Oltre ad essi, si trovano bizzarri brachiopodi con forma a ventaglio e peduncoli di ancoraggio e estese colonie di briozoi, anch’essi animali tipici di questo periodo. 
I briozoi (il cui genere più rappresentativo della carnia ordoviciana è Prasopora carnica (Vinassa de Regny 1915) sono un gruppo di invertebrati marini solitamente coloniali, differenziatisi grandemente proprio a partire dall'ordoviciano,che costituiscono una delle componenti fondamentali dellafauna bentonica nei mari tropicali. Nell'Ordoviciano, essi erano veramente molto abbondanti e si ritrovano spesso sia come colonie biocostruite, sia come parassiti di altri organismi (spesso incrostanti su brachiopodi). Oggi sono meno diffusi che nel Paleozoico, ma comunque abbondanti.


 













  


 Ricostruzione (sopra) e fossile (lato) di colonia di briozoi ordoviciani

I Brachiopodi invece sono un gruppo di invertebrati, anch'essi marini, dotati di un rivestimento mineralizzato (volgarmente, diciamo una conchiglia), oggi non molto diffusi ma abbondantissimi nel paleozoico. Essi sono formati da una coinchiglia esterna costituita da due valve, una dorsale e una ventrale, spesso con profondi solchi centrali. Vivono attaccati al substrato tramite un forte pecuncolo e sono filtratori. Anch'essi, come i briozoi, ebbero un enorme radiazione nell'Ordoviciano, durante il quale costituivano una delle componenti principali della fauna marina.

Fossile di brachiopode
Curioso notare come, sebbene le caratteristiche sedimentologiche indichino un ambiente piuttosto favorevole per i trilobiti e i vertebrati agnati, essi sono poco frequenti (addirittura assenti nel caso dei vertebrati), in tutti i depositi ordoviciani del Friuli. Chissà, forse un giorno, scavando ancora…
Fossili di trilobiti sono invece stati rinvenuti in Sardegna, dove l’Ordoviciano affiora nel Parco del Sulcis (Formazione di Portixeddu), in continuità con i depositi più vecchi (precambriani - cambriani) che abbiamo già visto, e nella zona sud - est dell'isola (es. Formazione di P.ta Serpeddi) (Barca e Spano, 2008).
In queste rocce si trova un’abbondante fauna bentonica, con brachiopodi, crinoidi, briozoi, graptoliti e, appunto, trilobiti.

Ma, tornando alla Carnia, qui si ritrovano invece con ottima frequenza uno dei gruppi più diffusi dell’ordoviciano: i conodonti (Dalla Vecchia, 2008)
Essi si rinvengono in abbondanza nella Formazione di Uqua e nella Formazione di Wolayer e confermano la distribuzione globale e il grande successo del gruppo durante tutto il Paleozoico. 
I conodonti (gruppo che meriterebbe un intero blog, data la quantità di materiale di cui disponiamo e la loro ancora poco chiara posizione filogenetica) erano animali apparentemente simili ai cyclostomi, caratterizzati dal possesso di batterie dentali molto dure e resistenti e di forma diagnostica per ogni taxa. 
Erano probabilmente micropredatori o detritivori, a seconda delle specie, e i loro apparati dentali sono talmente abbondanti che vengono usati per la stratigrafia.

Conodonti ordoviciani (dalla Russia). Da Dubinina and Ryazantsev (2008)
E' vero, magari non saranno pieni di scorpioni marini o brulicanti di agnati, come altri siti non italiani dello stesso periodo, ma in ogni caso i bei depositi di Carnia e Sardegna ci mostrano come non ci sia bisogno di andare lontano per sentirsi immersi in un caldo, calmo mare di fine Ordoviciano.

Il Monte Zermula (UD)...nel caso qualcuno avesse voglia (io ce l'ho) di fare una bella passeggiata nei mari bassi dell'Ordoviciano superiore dell'Italia settentrionale
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Bibliografia:

- S. Barca & C. Spano 2008
Rocce e Fossili raccontano la Sardegna, CEUC, Cagliari


- Dalla Vecchia F. 2008
Vertebrati Fossili del Friuli. Ed. Museo Friulano di Storia Naturale, Udine

- Dubinina S. V., and A. V. Ryazantsev 2008  
Conodont stratigraphy and correlation of the Ordovician volcanogenic and volcanogenic sedimentary sequences in the South Urals, Russ. J. Earth Sci., 10, ES5001, doi:10.2205/2008ES000302.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao Marco mi chiamo Paolo abito in Friuli vicino a Pordenone e posso confermarti che il mare ha lasciato molte tracce anche nei nostri campi
ho potuto raccogliere molti campioni di"Mare Fossile"e dentro queste pietre fatte di fondale marino antichissimo si vedono bene assieme a tante"Conchiglie"pezzi di Briozoi infatti mi chiedevo cosa poteva essere quella che sembrava la pelle di una medusa ora lo so!comunque ti dico con una certa sicurezza che chi abitava in Friuli nella preistoria ha visto il mare?!infatti hanno lasciato anche disegni su pietra di antichi capodogli con un grande corno sulla fronte e se tanto mi da tanto il mare in Friuli non era poco profondo?
Mandy Paolo.N,B,Un consiglio se avete tempo e la passione e voglia di conoscere la storia del territorio dove abitate girate tanto
nei campi arati li troverete notizie attraverso lo studio dei"Sassi"da restare a bocca aperta!magari troverete anche delle antichissime
Tectiti!molto ma molto consumate!