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lunedì 24 settembre 2012

I thelodonti e l'importanza dei dettagli

Quando iniziai a lavorare per la tesi di laurea triennale, il mio relatore mi disse che avrei dovuto contare una per una, fila per fila, riga per riga, le scaglie dell’esemplare di pesce fossile che avrei dovuto studiare. Immaginate cosa pensai inizialmente di tutto ciò.

Tuttavia, dopo un po’ di tempo che ero piegato sul reperto e contavo e annotavo il numero di scaglie che componevano ogni riga, mi accorgevo di quante informazioni potevano essere ricavate da elementi anatomici così piccoli e apparentemente insignificanti.
Le scaglie hanno una forma, a volte sono ornamentate o possiedono processi peculiari, hanno un orientazione precisa, possono essere disposte tra di loro in molti modi (ad esempio embricate, allineate, sovrapposte, etc..), il loro quantitativo e la loro forma possono variare a seconda della posizione del corpo in cui si trovano (ad esempio essere diverse vicino al cranio rispetto alla zona caudale), etc… Insomma, non pensiate che studiare le scaglie sia una cosa banale e semplice.
La storia di oggi parla del gruppo di vertebrati fossili che forse detiene il primato di importanza per le scaglie: Thelodonti




mercoledì 19 settembre 2012

Paleostories al Paleomeeting

Eccomi tornato da una settimana paleontologica veramente entusiasmante (a parte problemi aerei al ritorno).
Sono stato al 60 th meeting of the Symposium of Vertebrate Palaeontology and Comparative Anatomy, o SVPCA per gli amici, che quest'anno si è tenuto ad Oxford dal 10 al 15 settembre.
E' stato il mio primo meeting extraitalico e devo dire che mi ha impressionato, oltre che l'elevato contenuto paleontologico di presentazioni e posters, molto l'atmosfera amichevole e cordiale dell'evento, nonostante vi fossero anche paleontologi di larga fama come il (sempre sorridente) Michael Benton, Susan Turner, Paul Barret, Susannah Maidment, David Unwin, David Norman, Robert Asher e tanti altri.
Gli argomenti sono stati tanti e hanno spaziato dai vertebrati basali (yeeehhh) ai mammiferi, passando per rettili marini, pterosauri (molti), dinosauri, paleoicnologia, metodologie di analisi, etc..
E' stata anche la prima occasione per me di poter esporre ad un pubblico più esperto di me un mio lavoro scientifico, un poster su uno studio in preparazione di cui magari vi parlerò. Purtroppo sono dovuto scappare per prendere l'aereo per il ritorno (clamorosamente perso) e non ho potuto assistere ai momenti finali del meeting, ma pazienza.

Se posso darvi un consiglio, fate di tutto per andare a questi eventi, perchè la paleontologia, lascienza o le vosstre passioni in generale vanno vissute di persona, non solo studiate. Da oggi in poi sarà bello poter associare voci e volti ai nomi che quotidianamente leggo nelle pubblicazioni scientiche, rende tutto più umano e reale (e, forse meglio così, meno mitico e sacro).
Un giorno il mio professore di geologia (Giovanni Muttoni, unimi) ci disse a lezione che i sacrifici economici fatti per andare a meeting e congressi internazioni sono quelli che si ringraziano di più in futuro: sperò avrà ragione.
Di sicuro, sono contento della bella esperienza e di aver conosciuto buona parte dei presenti, sperando che con qualcuno riesca a legare a livello professionale o amichevolmente.
Certamente tornerò l'anno prossimo e

Ma ora basta parlare di me, è tempo di tornare ai nostri (o forse solo miei) cari pesci senza mascelle: nel prossimo post conosceremo il gruppo dei thelodonti e capiremo quantro, in certi casi, anche una piccola manciata di scaglie possano raccontarci tanto sulla storia della vita passata.

alla prossima,
su Paleostories!

sabato 8 settembre 2012

Kerreralepis e la caduta di Anaspida

Premessa: Scusate se pubblico questo post solo ora ma sono veramente preso dagli ultimi dettagli per il meeting di Oxford e ho pochissimo tempo per fare altro. E scusate se il post vi sembrerà breve o non troppo specifico, il motivo è lo stesso.

Chi studia la posizione dei vari taxa fossili all’interno di un albero filogenetico, sa che il fattore tempo è assolutamente trascurabile. Una specie più antica può essere più derivata rispetto ad un'altra pur essendo appunto più vecchia.
Tempo e filogenesi non sembrano dunque andare molto a braccetto, almeno superficialmente.
In tutti questi mesi qui, su Paleostories, abbiamo ripercorso le ultime ipotesi sull’origine dei vertebrati, partendo dai cladi esterni a tale gruppo (come quelli contenenti le ascidie, gli anfiossi e misteriosi resti fossili cinesi ancora poco chiari), passando per i vertebrati più primitivi (ma forse no) attualmente viventi,  fino ad arrivare ai bizzarri e maestosi heterostraci del siluriano.
Parlando di vertebrati basali fossili, ho cercato di dare un senso cronologico all’evoluzione, prediligendo i gruppi più antichi rispetto a quelli più primitivi. Abbiamo visto i primi vertebrati del cambriano, poi discusso ampiamente dell’ordoviciano, e infine ci siamo addentrati nel siluriano.
Ebbene, proprio qui nel siluriano si trovano i fossili dei più primitivi vertebrati non cyclostomi attualmente noti: gli anaspidi.
In realtà, se vi ricordate, abbiamo già incontrato questo bizzarro gruppo di animali qui, quando ho affrontato la questione riguardante la (presunta) primitività di Cyclostomata rispetto a Gnathostomata. Il caso di Euphanerops e degli “anaspidi nudi” è sicuramente uno degli argomenti più interessanti per gli esperti del settore.
Oggi, dunque, dopo aver ignorato per tanto tempo il principio filogenetico dell’anacronismo, andiamo a scoprire quelli che, ad oggi rappresentano i più basali tra tutti gli gnathostomi noti, ossia i più primitivi vertebrati non cyclostomi conosciuti.