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venerdì 14 dicembre 2012

C'era una volta in Italia: il Precambriano sardo

Quando si parla di fossili spesso si sentono nomi di località esotiche, posti lontani e misteriosi. A volte sembra che la paleontologia esista solo all'estero, in Cina, in Argentina, negli Stati Uniti. Eppure, anche la nostra cara Italia ha una storia geologica e biologica antichissima, e le tracce di questa storia sono giunte sino a noi più frequentemente di quanto pensiamo.
Per continuare con la filosofia di Paleostories, il cui scopo primario è dare un pò di spazio a quegli argomenti paleontologici che sono spesso ingiustamente messi da parte, ho intenzione di iniziare una serie di post che ripercorrano la storia della vita sulla Terra in base al record fossile italiano.
Intervallerò i post con altri di argomento vario (in base a quello che mi viene in mente, nuove scoperte, riflessioni, etc..). 
Viaggeremo nel tempo per scoprire che bene o male quasi tutti i periodi della storia della vita, dal Precambriano all'Olocene, sono rappresentati da fossili trovati entro i nostri confini.
E così, quando qualcuno vi chiederà le bellezze del nostro paese, forse vi ricorderete di qualche post e avrete qualcosa in più da poter raccontare.

Il nostro viaggio comincia circa 600 milioni di anni fa, verso la fine del Precambriano, Sardegna.
Le più antiche rocce attualmente conosciute provengono da neanche così rare zone dell'isola sarda, in particolare nella sua parte sud est- sud ovest, e in zona settentrionali come la Gallura e l'Asinara.
La loro attribuzione alla parte finale del Precambriano non è così sicura, ma recenti lavori hanno comunque portato dati a supporto di questa datazione (De Muro et al., 2009).
Come è noto, questo periodo della storia della Terra è molto poco conosciuto, per cui, anche se di dubbia datazione e senza un numero di fossili così cospicuo, ritengo che almeno sapere dell'esistenza di depositi prepaleozoici in Italia sia un must per tutti quelli che vogliono avere coscienza della storia geo-paleontologica del nostro paese.

Una zona secondo me particolarmente importante è la Formazione di Bithia, nellla parte meridionale dell'isola (S. Barca & C. Spano, 2008).

Panoramica della zona di Chia, in cui afiora la formazione di Bithia. Foto da http://people.unica.it/lucakost/foto-geologiche/
Siamo nell'area dove oggi si trova il Sulcis meridionale,  intorno alla località di Chia, a nord di Capo Spartivento.
Attualmente è costituita da rocce scistose, di origine carbonatica a granulometria abbastanza fine, che presentano una potenza di circa 2000 metri e che purtroppo (per i paleontologici) presenta i chiari segni di interessamento di processi metamorfici - magmatici. Essi si formarono sul fondale di un mare non troppo profondo, nei pressi del margine settentrionale di Gondwana.
Nonostante i processi metamorfici subiti, all'interno della Formazione di Bithia sono presenti alcuni frammenti di acritharchi, microfossili rappresentanti involucri protettivi di origine organica di organismi simili a batteri. Purtroppo per chi sperava in qualche strabiliante fossile che fosse visibile ad occhio nudo, gli acritharchi sono l'unica traccia che testiamoniala presenza di vita prepaleozoica in Italia.

Ma non siate tristi, ben presto, pochi metri sopra il precambriano sardo e in continuità con esso, si trovano innumerevoli affioramenti di rocce del Cambriano, e con essi, finalmente, tracce del brulicare delle prime forme di vita complesse. I primi italici.

Li incontreremo presto, non temete.
Prossimamente, su Paleostories, il Cambriano sardo e i suoi fantastici trilobiti.

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Bibliografia:

- S. Barca & C. Spano 2008
Il Precambriano in Sardegna, in: "Rocce e Fossili raccontano la Sardegna", pag. 28 CEUC, Cagliari
- De Muro et al. 2009
Progetto Providune (LIFE07NAT/IT/000519). SIC "Porto Campana" (ITB042230). Report ACTION A.2 "Studi sedimentologici e dinamica marino-costiera"

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