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giovedì 22 marzo 2012

Tinirau clackae: un nuovo tetrapodomorpho americano

Esco un pò dal discorso cyclostomi, che ormai riempi le pagine del mio blog da qualche mese, per segnalarvi una nuova pubblicazione (fresca fresca, uscita ieri), riguardante un nuovo tetrapodomorpho.
Oltre ai cyclostomi e alle prime fasi dell'evoluzione dei vertebrati, una delle mie grandi passione è sempre stata quella dello studio del passaggio da forme di vertebrati acquatici ai primi tetrapodi terrestri, quella che viene comunemente detta "transizione da pesci a tetrapodi". 
Ho dedicato ben tre post sulla questione (che potete leggere quiquiqui) ma senza addentrarmi mai nel dettaglio. Dovrei scrivere troppe cose e non ho il tempo necessario per trattare bene anche questo argomento. Chissà, magari in futuro....

Da ieri, grazie allo studio di Brian Swartz, conosciamo un altro piccolo pezzetto di questa entusiasmante storia.
Il nuovo animale si chiama Tinirau clackae ed è stato descritto sulla base di sei esemplari (più o meno articolati e tutti muniti di cranio) rinvenuti negli Stati Uniti, in particolare nel Nevada, in strati risalenti alla parte finale del Devoniano Medio
Il nome gerico deriva da quello di un dio polynesiano,signore dei mari, mezzo uomo e mezzo pesce. Il nome specifico è in onore di Jennifer Clack, per il suo contributo nello studio dei tetrapodomorphi basali.

Ricostruzione di Tinirau clackae. Da Swartz 2012.
Ancora una volta, si tratta dei resti di un animale completamente acquatico, proveniente da strati deposti in ambiente marino (vi sono alcuni crinoidi, animali francamenti marini), anche se probabilmente in una zona di acqua non particolarmente alta e più o meno vicina alla costa.
Dal punto di vista anatomico, Tinirau presenta un mix di caratteri di vari gruppi, confermando quanto nei tetrapodomorphi basali vi siano numerosi casi di convergenze evolutive, parallelismi e commistione di caratteristiche, forse proprio dettate da ambienti di vita simili.
Inoltre, benchè mantenga in qualche modo una "forma da pesce" e non presenti ancora dita, la struttura delle sue pinne sembra presentare già quei caratteri (soprattutto nella struttura della scapola e delle ossa pelviche) che poi si ritroveranno nei tetrapodomorphi muniti di dita, a conferma che l'acquisizione di questi caratteri (arti e dita) è avvenuta in ambiente acquatico e (man mano che sopraggiungono nuove scoperte, come questa) in rami più primitivi all'interno del total group tetrapodi.

Anche Tinirau, per chi ancora non ne fosse convinto, ha dato una mano a demolire il mito secondo cui gli arti dei tetrapodi si sarebbero evoluti PER sbarcare sulla terraferma.
Ma questa è un'altra storia (che in parte ho già trattato)...

P.S. Nella prossima puntata, tornerò invece a parlare dei primi vertebrati, e scopriremo qualcosa su come potrebbe essersi evoluta la capacità di vedere i colori.

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Bibliografia:
- B. Swartz 2012
A Marine Stem-Tetrapod from Western North America.  PLoS ONE 7(3): e33683

2 commenti:

Robo ha detto...

Ciao di nuovo, scusa se ti tempesto di domande, spero di non disturbare. A questo punto possiamo, quindi, dire che le struttuture ossee dei cinti scapolari e della pelvi che vedevamo come specifico adattamento ad una vita terrestre siano piuttosto un "esattamento" delle stesse, sviluppatesi altresì come adattamento a condizioni acquatiche che non ci sono chiare? (In definitiva, un po' come l'esattamento delle penne per il volo, dopo essere state probabilmente utilizzata prima per mantenere il calore corporeo e/o come ornamento?) grazie.

MarcoCasti ha detto...

Si, esattamente. E' probabile che queste strutture si siano sviluppate primariamente per aumentare l'agilità e la capacità di relazione con il mezzo acquatico in un ambiente complicato e pieno di ostacoli, come potevano essere i molti delta o gli ambienti paralici tipici del Devoniano.
Ho tentato di spiegare questo concetto negli altri post relativi ai tetrapodomorphi. Li hai visti?

Non preoccuparti per le domande, anzi, fa piacere vedere qualcuno interessato.

A presto,
Marco