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sabato 30 luglio 2011

Thinking like a Fish!

Quando, all’età di 5 anni, cominciò la mia passione per le Scienze Naturali, ero affascinato soprattutto dai dinosauri e dai grandi mammiferi del Cenozoico, forse proprio perché incredibilmente grandi rispetto al mio essere piccino. Crescendo, mi sono sempre orientato verso i dinosauri e ho progettato la mia carriera scolastica per far si che un giorno diventassi un esperto in questo campo.
Quando si è giovani (ma ho scoperto che è pensiero comune anche di molti aspiranti paleontologi e paleontologi affermati) si ha una preferenza assoluta per certi tipi di animali preistorici, tale che alcune categorie vengono indegnamente tralasciate, come se fossero roba poco interessante o inutile da studiare.  Una di queste categorie è sicuramente quella dei pesci.
Ora, il mio rapporto con i pesci è sempre stato relativamente neutrale, non mi sono mai interessato ad essi da giovane, né mi sarei mai immaginato che un giorno sarebbero diventati parte integranti delle miei passioni paleontologiche e della mia vita (e, aggiungo, della mia casa).
Tuttavia, 4 anni fa cominciai a nutrire un forte interesse verso alcuni tipi di pesci tropicali e a voler allestire un acquario, all’inizio più per prova che per vera passione. Ora ne ho 4, e il desiderio di averne uno nuovo ogni giorno è costantemente insito in me (ed è il terrore di mia mamma).
Ora, dopo 4 anni di convivenza con questi animali (ho allevato varie specie, sia di pesci che di invertebrati d’acqua dolce) e aver cominciato anche ad interessarmi delle specie fossili (attualmente sto lavorando su dei nuovi esemplari mai descritti provenienti dal Triassico Italiano) posso dire che trovo il gruppo dei pesci (che, filogeneticamente parlando è parafiletico, con tutti i problemi che ne conseguono) uno dei più affascinanti del regno animale.  A volte, quando torno a dilettarmi con letture sui dinosauri, li trovo in qualche modo noiosi rispetto a questi animali….
Oggi però non voglio parlarvi di pesci fossili ma di un particolare, e triste, pensiero popolare sui pesci, ossia che essi siano stupidi e che la loro capacità cerebrale sia tremendamente bassa. In particolare, affronterò la questione parlando di quello che considero il più interessante pesce tropicale attualmente vivente: Betta splendens


Tralascerò le questioni di acquariologia, non è questo l’ambito giusto, ma se qualcuno vuole discuterne nei commenti sono ben disposto. Passiamo a qualcosa di più interessante e inerente al post. Betta splendes è un membro del gruppo degli Anabantoidea (Actinoperygii – Perciformes – Anabantoidea) e più in particolare appartiene a Osphronemidae.

Esemplare maschio di Betta splendens

Oltre ad essere un pesce particolarmente bello e appariscente, possiede anche un comportamento sociale molto, molto particolare che, a parer mio, merita grande considerazione e deve essere preso come esempio per abbattere la credenza che i pesci siano animali banali, soprattutto a livello comportamentale.
Betta splendens è conosciuto ai più come “pesce combattente”: ciò nasce dal reale comportamento dei maschi di questa specie, che sono molto territoriali e che non tollerano che alcun maschio si avvicini al loro (poco esteso) territorio. Quando due maschi si incontrano, nasce un lungo conflitto, fatto di avvertimenti effettuati dilatando l’opercolo e la zona branchiale, nonché le pinne, e in seguito di una vera lotta corpo a corpo, che a volte (spesso in cattività, meno frequentemente in natura) termina con la morte di uno dei due contendenti. I Betta sono pesci molto permalosi e molto gelosi di se stessi e dei loro affari, e non nascondono questo loro carattere neanche di fronte alla mano o alle dita del povero allevatore indaffarato a sistemare la loro casa artificiale.
Altra caratteristica secondò me veramente interessante del comportamento dei Betta si può osservare invece negli individui di sesso femminile. A differenza dei maschi, le femmine convivono in gruppi più o meno ampi, senza uccidersi a vicenda (simpaticamente, a differenza dell’uomo sono i maschi a essere molto più permalosi e possessivi delle femmine). Però, anche le singole femmine sono poco incline a vivere pacificamente con le loro simili e così si crea una vera e propria società gerarchica, che, dopo parate con le pinne, avvertimenti fatti di inseguimenti e tentativi di corpo a corpo, porta il gruppo di femmine di betta ad una solida e rigidissima gerarchia, in cui ogni femmina sa qual è il suo posto, sa quali femmine sono più forti e sa di dover mangiare e tentare di accoppiarsi solo quando è il suo turno. Insomma, una vera società.

Esemplare femmina di Betta splendens
E non è finita, il rituale di accoppiamento dei Betta splendens e qualcosa di incredibilmente complesso, a livello mentale e fisico: il maschio, prima di scegliere la partner (le femmine “ci provano” secondo il proprio ordine gerarchico), costruisce un nido fatto con le bolle, deposte con molta cura sotto la superficie di foglie larghe o di piante galleggianti. Poi, scelta la femmina, si accoppia abbracciandola a lungo, ruotando su se stesso insieme alla compagna, finché la femmina rilascia le uova fecondate, che il maschio (e la femmina) si curano di inserire all’interno del nido, uovo per uovo, ognuno dentro una bolla. Il rito continua così per diverse volte, finché l’accoppiamento finisce.  A questo punto, la femmina si allontana (o deve essere allontanata se è in cattività) ed è il maschio va a prendersi cura della prole, trasformandosi in un gelosissimo padre, molto aggressivo, pronto ad abbattersi contro ogni cosa (mani, dita, pesci, betta maschi e femmine – sua compagna compresa – ) passi, anche per caso, nei dintorni del nido.
Insomma, ci troviamo di fronte ad un pesce dal comportamento particolare, molto geloso, permaloso, territoriale, con una rigida socialità e con regole di convivenza particolari. Come si può ancora parlare di un comportamento banale e poco sviluppato nei pesci?

P.S. Non spaventatevi, i Betta splendens sono pesci meravigliosi e se allevati con cura, con i giusti accorgimenti, riescono persino a mostrare affetto verso l’allevatore. Ho sperimentato di persona “carezze”, strusciate di pinne, tentativi di contatto con le mie dita, da parte di individui sia maschi che femmine di questo tipo di pesce.
P.P.S. Non azzardatevi a tenerli nelle bocce o nei bicchieri. Sono esseri viventi, hanno bisogno del loro spazio e delle loro esigenze. Allevateli solo se potete. Mi raccomando.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi riallaccio al PPS:...Atroce anatema contro quei negozianti/produttori di "bettiere" micro da mezzo litro o anche meno!!!

MarcoCasti ha detto...

Purtroppo il loro "dono" (respirazione polmonare) li ha resi schiavi della commercializzazione.Come al solito c'è sempre una fetta di popolazione che è consapevole e non compra questi obrobri. Ma il commercio si basa soprattutto sull'ignoranza.