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lunedì 18 ottobre 2010

Nozioni Fondamentali di PaleoStories Parte 4: Jackpot di oggi? Fossilizzarsi!

Lo so, è molto che non posto sul blog e ho infranto il mio buon proposito "almeno un post a settimana". Potete sgridarmi perchè lo merito. Potrei stare qui a raccontarvi i come e i perché della mia assenza (unica citazione, un fantastico soggiorno a Bruxelles), ma probabilmente ciò non interesserebbe a nessuno.
Ora però, è il momento di riprendere questo blog, possibilmente per acquisire una frequenza maggiore.
Il tema di oggi, che rientra nelle nozioni fondamentali di Paleostories (per l’ultima volta, promesso), riguarda quello straordinario e rarissimo processo biogeologico che prende il nome di Fossilizzazione.

Generalmente, vengono considerati fossili tutti i resti pietrificati di organismi vissuti nel passato (o meglio, in un periodo di tempo abbastanza passato da poter essere morti, sepolti e fossilizzati) e eventualmente anche qualsiasi tipo di traccia che lasci presupporre la loro esistenza (impronte, resti di escrementi, tracce di abitazione, di pasto, uova, depositi secreti, etc.). Un fossile quindi rappresenta qualcosa che un tempo era vivo (o collegato alla vita) e che, per motivi del tutto straordinari, si è conservato sotto forma di roccia.
Per un organismo vivente, diventare un fossile non è assolutamente una cosa semplice. 
Questo perché il destino inesorabile di quasi tutta (circa il 99,9%) la materia organica presente al mondo è di decomporsi fino a scomparire. Alla morte di un organismo, le cellule e la materia organica che compongono il suo corpo vengono utilizzate da altri organismi (decompositori, predatori) come fonte di sostentamento o prelevate da qualche altro sistema. In natura, niente dura per sempre e tutto viene riciclato. Può far male, ma è così.
Anche qual’ora faceste parte di quello 0,01% scampato all’azione della decomposizione, le vostre probabilità di fossilizzarvi sarebbero in ogni caso molto esigue.

Riducendo tutto all’osso, si potrebbe dire che fossilizzarsi richiede molta, molta fortuna: bisogna morire nel luogo giusto (o esservi trasportati), essere sepolti nel tempo e nel modo giusto, e, infine, avere la fortuna di scampare a tutti i processi distruttivi che incombono sugli strati rocciosi del pianeta, compreso quello in cui, per fortune precedenti, siete capitati.
Solamente il 15% delle rocce può preservare fossili. Le rocce ignee, di provenienza magmatica, ovviamente non favoriscono la conservazione di alcuna materia organica, così come quelle metamorfiche (forse ancora peggiori). Per fossilizzarsi, è necessario capitare in rocce abbastanza compatte e sicure da permettere ai vostri resti di evitare la decomposizione e di trasformarsi, tramite ad esempio sostituzioni chimiche, in materiale minerale, in modo da creare una copia rocciosa dell’originale.
In seguito i vostri cari sedimenti, custodi di quello che rimane di voi (già pietrificato), devono piegarsi, contorcersi, pressarsi, senza che voi perdiate la vostra forma e veniate spezzati, rotti o sbriciolati dalla forza di questi processi.
E infine, se volete un po’ di notorietà (e non esservi fossilizzati, diciamo, “per niente”), dovreste avere la grandissima fortuna (forse ancora più grandi di tutte quelle avute precedentemente) di essere rinvenuti da una qualche persona e dichiarati oggetto di interesse scientifico, evitando cestinaggio o sonno a tempo indeterminato in qualche cassetto di museo.
Come vedete (e ho spiegato le cose molto semplicemente), fossilizzarsi non è assolutamente una cosa semplice. Un fossile, di conseguenza, è qualcosa di veramente raro. 
Se nella vostra vita avrete l’occasione di prendere in mano un fossile, indipendentemente dalla sua età, pensate che state tenendo in mano i resti di un essere vivente che ha avuto più fortuna di quanta ne avreste voi in caso di vincita della lotteria ogni anno. Ovviamente, dovete moltiplicare il tutto per parecchi milioni di anni.

Proprio per questo, conosciamo veramente poco della vita del passato e delle sue incredibili forme. Quasi tutti gli organismi vissuti sulla Terra fino a questo momento non hanno lasciato nessuna traccia di se. E di quelli che lo hanno fatto, ben pochi sono stati scoperti, grazie al lavoro (spesso poco sostenuto da chi di dovere per poter operare su larga scala) dei paleontologi.
Si ritiene che meno di una specie su 10.000 abbia lasciato tracce fossili. Il messaggio è chiaro: ciò che possediamo non è che un assaggio di tutta la vita sviluppatasi sulla Terra. Inoltre, spesso possediamo solo pochi resti di alcuni animali (alcuni taxa fossili, per esempio, sono descritti sulla base di poche ossa, o di poche scaglie, o di tracce indirette di attività). E, per farci ancora più male, circa il 95% delle oltre 250.000 specie fossili fin’ora conosciute appartengono ad organismi vissuti nel mare, in modo da distorcere pericolosamente il nostro quadro della vita sulla Terra.

Per concludere, pensiamo un istante a questa frase: "quell’osso ha circa 150 milioni di anni”.
Bene, riusciamo a quantificare 150 milioni di anni fa?
Uno come me, che non si ricorda cosa ha mangiato due giorni fa a colazione, trova terribilmente lontano quel tempo.
Eppure, tutti i fossili del mondo appartengono ad un passato molto più remoto di quanto possiamo immaginare. 
Molto più della durata della nostra vita. A volte sembrano lontani i romani, gli egizi, i sumeri. Eppure, gli antichi geroglifici egizi, datati a 5.000 anni fa (più o meno), sono 30.000 volte più recenti del nostro caro osso. La profondità del tempo sta alla base della ricerca paleontologica seria, che implica l’assenza di speculazioni avventate su cose che nessuno di noi potrà mai verificare ( come ad esempio quanta carne mangiava un Tyrannosaurus al giorno, o quanta distanza percorreva in un anno un trilobite, o se era più forte tizio o caio, e altre fantasiose domande da programma televisivo).
È vero, molte delle successive paleostorie saranno ipotesi riguardanti eventi avvenuti nel passato. 
Un passato in cui nessuno potrà tornare indietro. Ma un passato documentato dai fossili.

Perciò, diamo un po’ di onore a chi ha avuto la fortuna di fossilizzarsi.
Grazie ai fossili oggi possiamo conoscere qualche (seppur misero) aspetto della vita sul passato.
E, in modo razionale, rigoroso e coscienzioso, cercare di analizzarne gli aspetti e tentare di capire come sono andate le cose.

Ora siamo pronti a partite.
Arrivederci alla prima PaleoStoria.

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