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venerdì 26 ottobre 2012

La triste storia dei paleontologi di periferia

Se un giorno vi dovessero raccontare che i gusti popolari, le funzionalità mediatiche e le leggende metropolitane non trainano la rigorosa e oggettiva scienza, non credeteci, sono tutte menzogne.
Al giorno d'oggi fare scienza spesso è fare ciò che il mondo non scientifico vuole che il mondo scientifico faccia, e questo vale per gli studi chimici volti alla cosmesi, per l'industria informatica, per gli studi agroalimentari, la biologia medica, etc.
Insomma, ho vari amici laureati il cui lavoro post laurea consiste nell'applicare i loro duri anni di studi scientifici "puri" alla produzione di materiale per il mercato popolare. E il mercato è frutto dei gusti della gente (non c'è niente di male in questo, per carità), che selezionano vari materiali e quindi vari campi di studi, piuttosto che altri. E così chi ha studiato chimica per scoprire il meraviglioso mondo dei polimeri, sognando magari di pubblicare importanti ricerce nel campo, finisce a fare controllo qualità per trucchi o materie plastiche. Il mondo traina la scienza, non il contrario.

La paleontologia è una scienza che per fortuna (o per sfortuna?) non è un gran che applicabile all'economia moderna, non produce nessun materiale innovativo, non sforna farmaci per salvare vite umana, non aiuta l'ambiente scoprendo prodotti per lo smaltimento dei rifiuti,ect.
Dunque, direte voi, la paleontologia ha ancora i mezzi per essere scienza a se, capace di far germogliare tutti i suoi campi senza dover prediligere questo o quell'altro ramo in base al mercato popolare.
Falso, falsissimo.


Anche nella paleontologia, vige la grande regola del "popolari si, impopolari no", per cui vi sono argomenti che vengono indegnamente trascurati dal pensiero mediatico e dunque che risentono di una minor valenza anche all'interno del mondo paleontologico, sia in termini di prospettive di trovar posto di lavoro, sia nel senso pratico di partecipazione popolare.
Il caso più eclatante, ne avevo già parlato qui, riguarda senz'altro la paleobotanica, la scienza che studia gli organismi vegetali del paesaggio. Forse nessun media se ne è ancora accorto, ma gli animali sono il condimento del mondo vegerale, non il contrario. Eppure, quando parli di paleontologia, i dinosauri o gli uomini preistorici sembra vivano in un mondo tutto loro, in cui come paesaggio vi è il nulla. Tutti sanno vita, morte e miracoli di Tyrannosaurus, ma nessuno si chiede dove viveva, con che animali e in che ambiente.

Ovviamente, la paleobotanica (e la paleoecologia) non è l'unico caso.

Dunkleosteus
Recentemente ho scritto un articolo per il sito Pikaia.eu, il più importante sito italiano sull'evoluzione. Il tema era una recente scoperta sull'origine dei denti e delle mascelle, un punto cruciale per la storia dei vertebrati. Ebbene, se cercate la notizia su altri siti, vedrete che come immagine dell'articolo vi verrà sempre proposto il terrificante ghigno di Dunkleosteus, e non la foto del vero animale che hanno studiato, Compagopiscis. Come vedete, grande grosso e cattivo vince sempre, anche a costo di commettere un grossolano errore e presentare ciò che in realtà non è.

Compagopiscis
Due giorni fa sul gruppo facebook Paleoichthyology Network, di cui faccio parte, è apparso questo interessante post del blog A Blog Around The Clock (del circuito Scientific American), in cui l'autore, Bora Zivkovic (Biologo e giornalista scientifico), riassumeva le sue impressioni sull'ultimo SVP meeting (congresso annuale della Society of Vertebrate Paleontology).
Nel gruppo facebook, si discuteva soprattutto di questo punto, che riporto integralmente, con traduzione in italiano.

"Perhaps it is only my own biased perception, but it seemed to me that fish people are somewhat a world of their own – unless it’s an absolutely terrifying shark or bone-plated fish with enormous jaws, I did not detect much interest in fish work by researchers who study more terrestrial organisms. Which is a pity – I saw some interesting posters about fish. Or, if we think phylogenetically, everyone was interested in fish."

"Forse è solo una mia distorta percezione, ma mi sembra che chi studia i pesci venga considerato qualcosa come un mondo a parte -  a meno che non si parli di squali spaventosi, di pesci corazzati con enormi mascelle, ho notato disinteresse nei pesci negli studiosi che si occupano di organismi terresti. Ciò è un peccato -  Ho visto vari poster interessanti sui pesci, e se pensiamo alla filogenesi, tutti siamo interessati pesci" (perchè fondamentalmente siamo tutti pesci n.d.a.)

Se un giornalista scientifico, esterno a questo mondo, trae tali conclusioni dopo il più importante meeting paleontologico del mondo, forse qualcosa di preoccupante c'è.

Ma perchè i pesci (o le piante, ma queste era un Vertebrate Meeting) sono così trascurati e negletti anche all'interno dello stesso mondo accademico?

Alcuni "terrestriologi", come il paleoicnologo Andrew Milner, hanno tentato di spiegare la cosa:  "Many who don't work on fishes are actually terrified of them because they have too many bones! In comparison, dinosaurs are really easy!"

Ma a parte una non negabile difficoltà nello studiare certi argomenti piuttosto che altri (per esempio, ammiro molto i palinologi, che riescono a darci importanti informazioni sugli ambienti, studiando i difficilissimi, minuscoli e complessi pollini fossili), il vero motivo del dominio di certi gruppi di organismi (sopratutto dinosauri) rispetto a pesci, piante, anfibi o brachiopodi fossili,etc. è il loro indiscusso potere mediatico.
Copertina della serie di Cartoni animati "Il treno dei dinosauri"

 Oggi divulgare la scienza è parlare di dinosauri, di mammut o di enormi squali preistorici è molto facile, anzi, spesso è l'unico modo possibile. Mentre facevo la guida al Monte Generoso, su un grotta con resti di mammiferi dell'ultimo periodo dell'Era Glaciale, mi è capito spesso di sentire...."ah, fossili, quindi studi i dinosauri".."ma c'erano i dinosauri in questa grotta?".. "hai visto, bambino mio", adesso il signore ci porta a vedere i dinosauri".
Per l'immaginario collettivo, paleontologia = dinosauri o preistoria legata all'uomo. Non per niente, documentari o film, cartoni animati o blog che parlano di dinosauri, spopolano da anni e hanno innumerevoli seguaci. Della serie, ti piace vincere facile?

Sogno il giorno in cui si farà un film sui mitici rettili marini italiani, o in cui gli agnathi saranno i protagonisti di un cartone animato per bambini (non penso siano meno stupidi dei teletubbies), o che dei 10 blog che nascono ogni giorno sui dinosauri almeno qualcuno si converta a parlare di altro, anche a costo di parecchi visitatori in meno.

Che ciò avvenga o no, fiero di portare avanti la causa della paleontologia di periferia.

E ricordate, in fondo "dinos are just big fish anyway"

3 commenti:

Milo ha detto...

Diciamolo va, anche chi si occupa di foraminiferi puo' avere un futuro. L'ultima volta che ho guardato le compagnie petrolifere pagavano bene.

MarcoCasti ha detto...

Vero, ma questo rientra nei (pochi) risvolti pratici della paleontologia. Io stavo parlando di ricerca in termini di "capire la storia della vita". Ovvio che se potessero usare le foglie di felci mesozoiche per produrre energia termica sarebbe tutta un'altra storia ;-)

fabrizio mihael lavezzi ha detto...

Sì purtroppo funziona così il mondo... le persone si interessano ad animali grandi che fanno paura perchè probabilmente va a catturare qualche cosa nell'immaginazione che mantiene attivo l'interesse... penso che qualsiasi animale preistorico, abbastanza grande da potersi (teoricamente) mangiare una persona, sia da ritenere interessante, mentre "il contorno" non è neanche considerato. Anche se di solito, come ci insegni tu, è proprio il contorno la parte più interessante dal punto di vista scientifico e/o evoluzionistico. =)