Chi
legge assiduamente questo blog, avrà capito che l’Ordoviciano è sicuramente il
mio periodo geologico preferito.
Durante
questa fase della storia della Terra, si sono verificati importantissimi avvenimenti
a livello biologico, come la G.O.B.E., la radiazione di molti gruppi di
vertebrati marini, e infine una delle più grandi estinzioni di massa che il
nostro pianeta ricordi.
Fin’ora,
quando abbiamo parlato delle faune ordoviciane, abbiamo sempre guardato in zone
del mondo lontane dal mio paese, l’Italia. Abbiamo in particolare visto i
bellissimi arandaspidi del Gondwana, gli astraspidi americani, i più
cosmopoliti heterostraci, e altri gruppi.
L’Italia, ahimé, almeno fin ora non ha restituito alcun resto, neppure frammentato, di un
qualche vertebrato ordoviciano (se si escludono i conodonti, la cui identità
sistematica è ancora tutta da verificare). Ma, ciò non significa che anche nel
nostro bel paese non vi siano affioramenti che possono raccontarci la storia
dell’Italia durante l’Ordoviciano.
Come
sempre quando si va molto indietro nel tempo, ciò che sappiamo di questo
periodo, almeno riguardante la nostra storia, è un qualcosa di molto
frammentato.
I siti ordoviciani italiani sono pochi, ma non per questo poco interessanti.
I siti ordoviciani italiani sono pochi, ma non per questo poco interessanti.
Esso affiora con buona estensione in due zone oggi piuttosto diverse tra loro, a
livello paesaggistico: nelle maestose montagne del Friuli, e nei
brulli rilievi della Sardegna.
Della
Sardegna abbiamo già parlato precedentemente, essendo essa l’unica zona d’Italia
in cui sono state studiate rocce pre-ordoviciane (Precambriano e Cambriano),
dunque, questa volta ci concentreremo maggiormente sul Friuli.


