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venerdì 23 dicembre 2011

Buone feste!

Un altro anno sta per finire,
sono contento di averlo trascorso in parte con voi.
Quest'anno abbiamo parlato molto di pesci, del loro comportamento, del perchè non esiste un vero e proprio gruppo dei pesci, dell'uscita fuori dall'acqua dei vertebrati, della loro origine e del famoso sito di Chengjiang.
Nell'ultimo periodo ci siamo addentrati nel mondo degli agnati, grazie ad una simpatica intervista tra lamprede e missine, e abbiamo cominciato a conoscere i principali gruppi di agnati paleozoici.

Sono soddisfatto, sono riuscito a scrivere abbastanza post. Spero di aver soddisfatto anche voi.
Sperando di continuare su questa scia....vi auguro buone feste e un buon natale.


 Al prossimo anno,

Marco

P.S. Domani (24 dicembre), partirò verso Misciano di Montoro, provincia di Avellino, dove mi troverò per festeggiare come ogni anno il natale con i miei parenti.
Tornerò il 31, i post riprenderanno all'incirca dopo il 3 gennaio.

lunedì 19 dicembre 2011

Recensione di "In Dino Veritas" by Marco Signore

Qualche tempo fa mi capitò di scambiare alcune mail con Marco signore, Paleontologo dei vertebrati (PhD all'Università di Bristol) nonchè autore di Scipionyx samniticus (Dal Sasso e Signore, 1998).
Per chi volesse sapere qualcosa di più su di lui, allego questo link

RSWitalia, la casa editrice del libro"In Dino Veritas", di cui io stesso sono uno degli autori, gli aveva chiesto se poteva leggere il libro e scrivere una piccola recensione. Qualche mese dopo mi arrivarono quelle che Marco Signore definì "due righe di presentazione del volume".
Non mi era mai stato dato l'ok dalla casa editrice per poterle pubblicare, ma oggi finalmente mi hanno avvisato che si può, quindi ve le posto qui.

Lascio dunque la parola allo stesso Marco Signore:

"C'è un momento nella vita di ogni paleontologo, indipendentemente dalla sua specializzazione, in cui compaiono i dinosauri. E tra i paleontologi mediatici c'è almeno un momento in cui si viene intervistati sui dinosauri, indipendentemente dalla propria specializzazione.
Questa approssimazione nel nostro paese è il frutto di una politica culturale fatta di visioni ristrette, razzismo e totale ignoranza, che tocca - sfortunatamente - tutti i livelli degli enti preposti alla preparazione culturale, dalla scuola all'università.
Quando vado in libreria, ormai mi sorprendo poco alla vista del reparto "scienze" devoluto quasi interamente a matematica e fisica, come le se scienze di campo fossero inesistenti; ma una parte di me continua a non rassegnarsi al fatto che tutti i libri sui dinosauri e sugli animali preistorici facciano parte dello scaffale "bambini".


Certo, la situazione accademica in Italia non è delle più incoraggianti in paleontologia: la divulgazione è quasi nulla, ed i "grandi esperti" si beano nelle loro discussioni tecniche, spesso considerando i fossili come null'altro che pezzi da analizzare statisticamente, dimentichi del fatto che quei "pezzi" erano parti di organismi che hanno vissuto, respirato, mangiato, insomma... esseri viventi.
Ma ogni tanto anche in Italia c'è qualche tentativo di tirare su il livello della divulgazione scientifica, e sono stato talmente fortunato da avere la possibilità di recensire uno di questi ben riusciti tentativi, dal titolo certamente strano, che strizza l'occhio ai giochi di parole tipici del mondo anglosassone: "In Dino Veritas".


Questo massiccio tomo, frutto delle fatiche di Marco Castiello, Marco Lampugnani, e Stefano Broccoli, ed edito dalla RSW Italia, è un libro sui dinosauri dal taglio moderno e, diciamocelo, con una missione: cercare di fornire informazioni in italiano quanto più complete possibile, su quelli che sono gli animali più citati e meno conosciuti della storia.


"In Dino Veritas" è un volume divulgativo scritto con un notevole rigore scientifico, e strutturato in due distinte parti. La prima riguarda la descrizione della paleontologia, del mondo dei dinosauri, ed anche sotto certi aspetti degli studiosi che se ne occupano, laddove la seconda, più corposa, è una lista dettagliata dei generi conosciuti di questi straordinari animali.
La prima parte del libro è un'eccellente introduzione allo strano mondo dei paleontologi. In essa sono spiegati in dettaglio e con parole chiare concetti familiari a chi studia il passato, ma pressoché sconosciuti al grande pubblico. Naturalmente la paleontologia non è una scienza facile - anzi, a mio parere è il più difficile tra i campi delle scienze naturali - e quindi già un grande merito va ascritto agli autori di "In Vino Veritas" per essere riusciti a spiegare in uno stile chiaro ma anche interessante, ed in poche pagine, l'oggetto di una vita di studio di decine di eccentrici studiosi. Inoltre, anche le parti in cui un linguaggio più complesso era quasi d'obbligo sono state rese chiare e leggibili, grazie alle spiegazioni dei termini.
Se mi venisse chiesto di trovare un difetto in questa prima parte, l'impresa mi risulterebbe difficile, ed anzi mi spingerei al punto di consigliare la lettura dei primi capitoli anche agli studenti universitari che si trovassero ad affrontare un esame di paleontologia (soprattutto per quanto riguarda i vertebrati fossili). Forse l'unico difetto minore, ma è un parere del tutto soggettivo, è l'eccessivo legame del testo alla scuola cladistica, un sistema di classificazione basato sulla sistematica e dalle premesse eccellenti ma dall'esecuzione spesso poco oggettiva. Va tuttavia detto che la cladistica è poco nota in Italia, ma nel resto del mondo è da decenni ormai la base della sistematica degli organismi sia viventi che fossili, e quindi in questo il libro ha un taglio internazionale, che talvolta manca persino alle pubblicazioni scientifiche "made in Italy". Insomma, più che un difetto, io lo definirei un pregio che non incontra del tutto i miei gusti, ed anche una necessità che rende "In Dino Veritas" un libro moderno e completo.


Ma la seconda parte è quella in cui questo colossale lavoro davvero da' il meglio: una lista di tutti i generi noti finora di dinosauri, completa di distribuzioni geografiche, sagome degli animali, classificazioni, e descrizione. Molti dei dinosauri citati in questo libro erano finora "accessibili" solo tramite pubblicazioni scientifiche specifiche e non disponibili per il grande pubblico, e quindi è forse qui il più grande merito di questo libro: dare una panoramica completa della conoscenza dei dinosauri, che non si limita agli animali più noti (che so, Tyrannosaurus, Stegosaurus e così via), ma che va ad illustrare anche i nuovissimi ritrovamenti che tutt'ora stanno cambiando la storia della paleontologia - e con essa la nostra stessa visione del mondo del passato.
Gli scavi in Argentina, gli spettacolari ritrovamenti cinesi, e persino animali importantissimi eppure dimenticati come il nostrano Scipionyx (che ho avuto la fortuna di studiare di persona) vengono riportati con la massima fedeltà possibile. Naturalmente nel compilare liste e schede innumerevoli la possibilità di errori di stampa è sempre in agguato come un mostro che si nasconde negli angoli d'ombra delle pagine, ma gli autori hanno prontamente messo a disposizione un foglio di errata in modo da poter eliminare gli effetti fastidiosi di errori di scrittura o di editing.


In conclusione a questa brevissima introduzione, che non restituisce nemmeno lontanamente a chi legge la notevole mole di lavoro che sta alle spalle della realizzazione di "In Dino Veritas", non posso che esprimere le mie congratulazioni sia agli autori di questo notevole volume che all'editore che in loro ha creduto. Penso che, da paleontologo e scrittore, se da piccolo avessi avuto la possibilità di avere un libro così completo, non ci avrei pensato due volte ad averne una copia. Quindi non posso che consigliare vivamente la lettura di "In Dino Veritas", sperando che possa essere solo l'inizio di una sin troppo necessaria opera di divulgazione scientifica in un paese come il nostro in cui la paleontologia è una scienza sconosciuta o peggio ritenuta solo un non volersi staccare dall'infanzia.


Marco Signore,
Napoli, settembre 2011 "

Ringrazio Marco Signore per le belle (e inattese) parole, sono uno stimolo ad impegnarmi ancora di più.

giovedì 15 dicembre 2011

Su al Nord: gli astraspidi

L'Ordoviciano fu un periodo abbastanza proficuo per gli agnati, in particolare per gli pteraspidomorphi. Abbiamo visto lo scorso post come nei mari dell'emisfero australe vivessero svariate specie di arandaspidi, con la loro bizzarra anatomia.
Oggi ci spostiamo invece nell'emisfero boreale, più precisamente in Nord America.,
Qui, nell'Ordoviciano Superiore (circa 450 milioni di anni fa), spopolava un piccolo gruppo di pteraspidomorphi, piuttosto diffuso e caratterizzato da una peculiare forma dello scudo dorsale e delle scaglie. A questo particolare gruppo di animali è stato dato il nome di Astraspida.

All'interno di questo esso si trova un solo genere, Astraspis, che comprende la specie A. desiderata e A. splendens, rinvenute con abbondanza in Nord America, in particolare negli U.S.A. (Colorado, Arizona, Oklahoma, Wyoming) e in Canada (Quebec). Molto famosi sono i resti di questo genere rinvenuti nella formazione Harding Sandstone, in Colorado.
Proprio per questo motivo, Astraspida viene considerato un clade endemico della parte Nord del continente americano.
Disegno di Astraspis. Da http://mygeologypage.ucdavis.edu


sabato 10 dicembre 2011

Gli agnati del Sud: gli arandaspidi

Nello scorso post abbiamo visto le caratteristiche generale di quel particolare gruppo di vertebrati senza mascelle chiamato Pteraspidomorphi.
Oggi faremo un ulteriore passo in avanti, andando a incontrare uno dei cladi interno a questo gruppo, i bizzarri arandaspidi.

Arandaspida è un piccolo gruppo di pteraspidomorphi, tipici dell'emisfero australe dell'Ordoviciano, caratterizzati da una particolare conformazione degli occhi, della coda e da una serie di piastre dermali poste lungo i due piastroni che compongono la testa.
Al suo interno troviamo solo quattro taxa: il simpaticissimo Sacabambaspis, Porophoraspis, Arandaspis (il genere che da il nome al gruppo) e Andinaspis (prima della correzione del post avevo inserito anche Pircanchaspis, ma l'ho tolto perchè la sua posizione filogenetica è troppo dubbia).
Per quanto riguarda le specie, al genere Sacabambaspis sono riferibili almeno due specie (S. janvieri e Sacabambaspis sp.), due ad Arandaspis (A. prionotolepis e A. sp.), due a Porophoraspis (P. crenulata e P. sp.) e una per Andinaspis (A. suarezorum).

Arandaspis prionotolepis


Un tempo si pensava che il gruppo degli arandaspidi fosse ristretto solo all’emisfero australe, visto che i fossili di tale gruppo erano stati rinvenuti in Bolivia, Argentina e Australia. Tuttavia recentemente (Sansom et al., 2009) sono stati recuperati alcuni esemplari di Sacabambaspis anche in Oman (che comunque rappresenta il margine arabo del paleocontinente di Gondwana).
In particolare, sono stati rinvenuti fossili di Sacabambaspis in Bolivia, Australia, Argentina e Oman, di Arandaspis e Porophorasis in Australia e di Andinaspis in Bolivia, tutti provenienti da depositi marini risalenti all’Ordoviciano. Gli arandaspidi rappresentano dunque un taxon endemico del Gondwana.


sabato 3 dicembre 2011

La vita al tempo degli pteraspidomorphi

Eccomi, sono ufficialmente tornato.
Scusate se ci ho messo tanto ma dovevo finire il mio lavoro su alcuni pesci fossili italici (di cui magari vi parlerò) e avevo poco tempo. Ora posso finalmente riprendere con il blog a pieno regime.
Ci eravamo lasciati con l’obbiettivo di ripercorrere la storia degli agnati, e da qui ripartiremo.

In realtà, come detto, non esiste un vero e proprio clade Agnata monofiletico, poiché non esiste un insieme di caratteristiche che possano essere utilizzate per legare questi taxa in un unico gruppo con origine comune. Vi sono spesso differenze molto evidenti tra le varie specie, tale che oggi Agnata non ha valenza scientifica, ma è semplicemente usato per comodità, per includere tutti i vertebrati che non hanno mascelle.
All’interno di Agnatha, spesso viene identificato il gruppo degli ostracodermi, in cui sono inclusi una serie di taxa paleozoici dotati di un corpo corazzato e privo di mascelle. In realtà spesso i vari “ostracodermi” hanno ben poco a che fare tra di loro e la situazione reale è che essi si distribuiscono in varie linee laterali lungo il ramo che porta dall’origine dei vertebrati agli gnathostomi.
Oggi incontreremo il primo gruppo di questi leggendari ostracodermi, un gruppo monofiletico abbastanza grande, che contiene al suo interno altri gruppi (mentre, come vedremo, spesso incontreremo gruppi formati da un  numero esiguo di taxa) e che prende il nome di Pteraspidomorphi.